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l 17 ottobre 2026, l’avvio dei lavori  di restauro del portone ligneo e del cortile d’accesso al complesso seicentesco di Santo Stefano Quisquina , resi possibili dal censimento FAI “I Luoghi del Cuore”, ha segnato una tappa importante di un percorso fatto di partecipazione, amore per il patrimonio e responsabilità verso il futuro.

Ci sono luoghi nei quali la bellezza non è soltanto qualcosa da ammirare, ma un’esperienza capace di coinvolgere, suscitare emozioni e richiamarci alle nostre responsabilità. L’Eremo di Santa Rosalia, immerso nel paesaggio naturale che lo circonda, è uno di questi.

Sabato 17 ottobre, in occasione dell’avvio dei lavori di restauro del portone principale e dell’atrio d’ingresso, ho avuto il piacere di prendere la parola a nome della Delegazione FAI di Agrigento in un luogo al quale mi lega un impegno che si è sviluppato nel corso degli anni. Sono intervenuto dopo un periodo di riflessione di alcuni mesi , coinciso con la conclusione della mia attività in prima linea nel FAI, durata quindici anni.

È stato un momento di soddisfazione, ma anche l’occasione per guardare al cammino compiuto e, soprattutto, alle prospettive che si aprono per il futuro dell’Eremo.

Un risultato straordinario, frutto dell’impegno collettivo

Il risultato raggiunto attraverso il censimento FAI “I Luoghi del Cuore” del 2024 è eccezionale: 36.000 voti, il primo posto in Sicilia e il quinto in Italia. Un consenso che ha permesso all’Eremo di ottenere il contributo più alto finora concesso nell’ambito del bando promosso dal FAI insieme a Intesa Sanpaolo.

Numeri importanti, ma che raccontano soltanto una parte della storia. Dietro questo risultato ci sono cittadini, associazioni, volontari e istituzioni che hanno creduto nel valore di un luogo straordinario e hanno scelto di mobilitarsi per proteggerlo.

A tutti loro va il mio ringraziamento. Ringrazio anche l’Arcidiocesi, impegnata nel restauro della Chiusa annessa all’Eremo, un ulteriore tassello di un più ampio percorso di recupero e valorizzazione.

Il censimento ha dimostrato quanto possa essere efficace una comunità quando riconosce un patrimonio come parte della propria identità e decide di prendersene cura. Il FAI, attraverso “I Luoghi del Cuore”, ha reso possibile trasformare l’affetto per un luogo in un progetto concreto di tutela.

Ma il risultato non si esaurisce nel finanziamento dei lavori. L’Eremo ha conquistato una visibilità nazionale e internazionale che può diventare una preziosa opportunità per il suo futuro.

Bellezza, natura, arte, paesaggio e spiritualità

L’Eremo di Santa Rosalia possiede una qualità rara: riunisce in un unico luogo la bellezza dell’architettura, la ricchezza della natura, il valore del paesaggio e una profonda dimensione spirituale.

È un luogo del cuore nel senso più autentico dell’espressione, uno di quei luoghi di cui ci si innamora quasi subito e che, proprio per questo, si sente il bisogno di proteggere.

Il FAI ripete spesso che «si ama solo ciò che si conosce». È una convinzione che condivido profondamente. Per tutelare il patrimonio occorre prima di tutto farlo conoscere, renderlo accessibile, aiutare le persone a comprenderne il valore.

Mi auguro, perciò, che l’Eremo possa diventare una meta sempre più frequentata da visitatori, studiosi e persone alla ricerca di un luogo nel quale fermarsi, osservare e meditare. Non soltanto una destinazione da visitare, ma uno spazio nel quale riscoprire il legame profondo tra l’essere umano e la natura.

L’Eremo e la grande sfida della crisi climatica

È proprio questo legame che oggi siamo chiamati a ricostruire.

Dalla rivoluzione industriale in poi, l’uomo ha progressivamente alterato gli equilibri naturali, comportandosi spesso come se fosse il padrone della Terra e non, più semplicemente, un suo ospite. Un atteggiamento che ha contribuito a produrre una crisi ambientale e climatica ormai impossibile da ignorare.

Papa Francesco ci ha richiamato con forza alla necessità di prenderci cura della nostra «Casa comune». Un messaggio che conserva tutta la sua attualità e che continua a interpellare le coscienze, nel solco dell’impegno per il Creato portato avanti anche da Papa Leone.

Il pericolo non è lontano da noi. I terribili incendi che quest’anno hanno interessato anche la foresta dell’Eremo ci ricordano quanto siano fragili gli equilibri naturali e quanto sia urgente passare dalle parole ai fatti.

La tutela di un luogo come questo non può quindi limitarsi al recupero dei suoi manufatti storici. Deve comprendere la salvaguardia dell’ambiente, del bosco, del paesaggio, della biodiversità e delle attività agricole che contribuiscono a mantenere vivo il territorio.

È da questa consapevolezza che nasce una proposta alla quale tengo particolarmente: fare dell’Eremo di Santa Rosalia un centro internazionale di eccellenza per lo studio dell’ecologia ambientale e morale , la tutela dell’ambiente e del paesaggio, il contrasto alla crisi climatica e la valorizzazione di un’agricoltura sostenibile.

Un luogo nel quale far incontrare ricerca scientifica, cultura, spiritualità e partecipazione civica. Un laboratorio capace di mettere in relazione la conoscenza con le azioni concrete, coinvolgendo università, istituzioni, associazioni, imprese e cittadini.

Un progetto ambizioso, certamente, ma proprio la straordinaria identità dell’Eremo e l’attenzione conquistata attraverso il censimento FAI possono rappresentare un punto di partenza importante.

La tutela dell’ambiente comincia dai nostri comportamenti

Naturalmente, la lotta alla crisi climatica non può essere delegata soltanto alle istituzioni o alla ricerca scientifica. Deve cominciare anche dalle nostre scelte quotidiane.

Ridurre i rifiuti e favorire il riciclo, limitare l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, evitare gli sprechi, rispettare la biodiversità, promuovere la sostenibilità e utilizzare sempre più le energie rinnovabili, come il sole e il vento: sono comportamenti che ciascuno di noi può contribuire a rendere parte della vita quotidiana.

Ma la responsabilità individuale, da sola, non basta. Occorre anche una partecipazione collettiva capace di chiedere con determinazione ai governi e alle istituzioni di assumere le proprie responsabilità, adottando politiche efficaci per affrontare la crisi climatica e proteggere il futuro delle nuove generazioni.

Dobbiamo ricordarci che nessuno si salva da solo. La tutela della Terra è una responsabilità comune, che richiede collaborazione, consapevolezza e capacità di guardare oltre gli interessi immediati.

Un impegno che continua

In questi quindici anni di impegno nel FAI ho avuto modo di sperimentare quanto la partecipazione civica possa incidere concretamente sulla tutela del patrimonio culturale e ambientale. L’esperienza dell’Eremo di Santa Rosalia ne è una testimonianza significativa.

L’avvio dei lavori del 17 ottobre rappresenta un traguardo importante, ma non un punto d’arrivo. Il restauro del portone e dell’atrio restituisce attenzione e valore a una parte dell’Eremo; la vera sfida sarà fare in modo che questo intervento diventi l’inizio di un percorso più ampio, capace di proteggere l’intero patrimonio e di attribuirgli un ruolo nuovo nella società contemporanea.

Sono certo che il FAI, nato proprio per contribuire alla salvaguardia dell’ambiente e del patrimonio culturale italiano, continuerà a svolgere un ruolo fondamentale in questo cammino.

La possibilità di salvare il Pianeta esiste ancora. Ma richiede la volontà di cambiare, di collaborare e di riconoscere che la bellezza che abbiamo ricevuto in eredità non ci appartiene in modo esclusivo: siamo chiamati a custodirla e a trasmetterla a chi verrà dopo di noi.

L’Eremo di Santa Rosalia può diventare un simbolo di questa responsabilità: un luogo nel quale la memoria del passato, la bellezza della natura e la consapevolezza della crisi climatica si incontrano per costruire un futuro diverso.

È questo l’auspicio con il quale guardo al nuovo percorso dell’Eremo, con gratitudine per il lavoro svolto da tante persone e con la convinzione che la tutela del patrimonio sia, prima di tutto, un modo concreto di prendersi cura della comunità e della Terra.

Giuseppe Taibi

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