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Ci sono luoghi che raccontano una città.
E ci sono luoghi che raccontano anche le persone e le storie che hanno contribuito a costruirne il futuro.

L’inaugurazione di Metaphorà, il Museo Multimediale della Città di Agrigento, nell’ex Collegio dei Padri Filippini, avvenuta nel giugno del 2025 nell’ambito di Agrigento Capitale Italiana della Cultura, è stata per me una di queste occasioni.

In questa fotografia sono accanto a Marco Magnifico, Presidente Nazionale del FAI.

Guardando oggi questa immagine, mi torna alla mente una parte importante della mia esperienza nel Fondo Ambiente Italiano e, soprattutto, il lungo percorso che abbiamo condiviso intorno ad Agrigento e alla sua capacità di guardare al futuro senza perdere il legame con la propria storia.

È stato Marco Magnifico a propormi quale  Presidente Regionale del FAI Sicilia al Prof. Andrea Carandini che poi mi nominò per il triennio 2018/2021.

Sono stati anni intensi, nei quali abbiamo avuto modo di confrontarci e collaborare su molti temi legati alla tutela del patrimonio culturale, del paesaggio e dell’ambiente siciliano.

E Agrigento era naturalmente al centro di questo impegno.

In quegli anni abbiamo condiviso anche il percorso che avrebbe portato la città verso la candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2025, un progetto nel quale il FAI ebbe un ruolo di sostegno e di partecipazione.

Il riconoscimento di Agrigento come Capitale Italiana della Cultura arrivò nel 2023, quando la città fu scelta dal Ministero della Cultura tra le dieci finaliste. 

Metaphorà è anche uno dei risultati concreti di quel percorso.

Il museo, ospitato nell’antico Collegio dei Padri Filippini, racconta attraverso strumenti multimediali la storia della città, dalle sue origini fino all’età contemporanea: video immersivi, ricostruzioni tridimensionali, tavoli interattivi e una linea del tempo accompagnano il visitatore attraverso circa 2.600 anni di storia agrigentina. 

Ma ciò che mi interessa maggiormente è il significato che può assumere un luogo come questo.

Agrigento è conosciuta nel mondo soprattutto per la Valle dei Templi. È una fortuna straordinaria, ma una città non può essere ridotta al proprio monumento più celebre.

Agrigento è anche il suo centro storico, le sue chiese, i suoi palazzi, i suoi quartieri, i suoi scrittori, i suoi artisti, le sue tradizioni, le sue contraddizioni e, soprattutto, le persone che nel corso dei secoli l’hanno abitata e trasformata.

Per questo un Museo della Città ha un significato particolare.

Può aiutare chi arriva ad Agrigento a comprendere che dietro la Valle dei Templi esiste una città con una storia altrettanto lunga e complessa.

E può aiutare gli stessi agrigentini a guardare con occhi nuovi il luogo nel quale vivono.

La cultura, infatti, non dovrebbe essere soltanto conservazione del passato.

È anche strumento per comprendere il presente e immaginare il futuro.

È questo, in fondo, il significato che attribuisco anche all’esperienza vissuta negli anni con il FAI.

La tutela del patrimonio e del paesaggio non consiste semplicemente nel conservare ciò che abbiamo ricevuto. Significa assumersi una responsabilità nei confronti delle generazioni che verranno.

Ed è una responsabilità che riguarda non soltanto le istituzioni e le associazioni culturali, ma anche ciascuno di noi.

Per me, dunque, quella fotografia con Marco Magnifico al Metaphorà rappresenta qualcosa di più di un momento dell’inaugurazione.

Rappresenta un filo che collega esperienze diverse: gli anni nel FAI, il lavoro per la valorizzazione del paesaggio agrigentino, la candidatura a Capitale Italiana della Cultura e, infine, la nascita di un nuovo luogo destinato a raccontare la città.

Il percorso di Agrigento Capitale 2025 si è concluso, ma alcuni dei suoi risultati sono rimasti alla città. Il Comune ha indicato proprio Metaphorà tra gli spazi culturali destinati a costituire l’eredità permanente di quell’anno. 

E forse è proprio questa la cosa più importante.

Una Capitale della Cultura ha davvero senso quando l’anno della celebrazione lascia qualcosa che continua a vivere.

Un museo, un luogo restituito alla comunità, una nuova consapevolezza della propria storia.

Metaphorà può essere tutto questo.

E per me, personalmente, è anche il luogo nel quale ritrovo un pezzo della mia storia nel FAI e una collaborazione con Marco Magnifico che, attraverso Agrigento, ha trovato nel tempo nuove forme per guardare al futuro.

Giuseppe Taibi

Giugno 2025

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